Sri Lanka Maldive

Nel paese delle meraviglie e della … CURCUMAAAAA!

Sera prima della partenza – ora di cena

Tutto cominciò una sera all’ora di cena quando il Sor Nando disse “Più conosco gli uomini più amo gli animali”… con questo incipit inizia il racconto di questo tanto atteso viaggio alla scoperta del variopinto e profumato Sri Lanka e del paradisiaco mondo delle Maldive.

1° giorno

Ore 6,00 sveglia. Ore 7,00 partenza per Fiumicino. Ore 7,30 arrivo in aeroporto.

Causa ritardo di due ore del volo diretto Roma-Colombo il pranzo ci viene gentilmente offerto dalla Sri Lankan Airlines, così tra una chiacchiera ed un boccone (parlare e mangiare: due elementi chiave del viaggio!!!!) ci imbarchiamo alla volta di Colombo…ci risentiamo tra 10 ore!

Finalmente sbarchiamo a Colombo, la temperatura è di 29° e l’umidità è alle stelle. Prendiamo subito possesso della moneta locale (50 euro = 7200 rupie): non si sa mai che ci sia già qualcosa da comprare…meglio non farsi trovare impreparati.

Sono le tre del mattino, ora locale,  e noi, usciti dall’Aeroporto internazionale, nel buio più totale attraversiamo strade e vicoli, dai quali appena si intravede qualche luce fioca che svela un paesaggio curioso fatto di negozietti, alberi, Madonne e Buddha, ed arriviamo al nostro alloggio. Ormai sono le 4,00, ci resta ben poco da dormire, anzi niente, visto l’odore acre di un lucidante per pavimenti che ci toglie il respiro e ci obbliga alla notte insonne! Colpo di grazia: uno stormo di corvi … e non solo, sta gracchiando davanti al nostro balcone.

2° giorno

Ore 6,30: apriamo la finestra e ci rendiamo conto che il cielo è grigio a causa dell’umidità. Fa già molto caldo. Passeggiata sulla spiaggia battuta dal vento e da numerosi cani randagi, che ci avvicinano in cerca di cibo.

Alle 9,00 partiamo con destinazione Anuradhapura. Il tragitto, che si rivelerà inaspettatamente molto lungo e difficile, si snoda su strade e sentieri che attraversano agglomerati di case e negozi, mercati e templi cristiani e buddhisti. La vegetazione lussureggiante domina il paesaggio: palmeti a perdita d’occhio, banani, mangrovie, bouganville dai mille colori, tamerici e profumatissimi alberi di frangipane con i caratteristici fiori bianchi. Ovunque si diriga lo sguardo la meraviglia e lo stupore accompagnano questo primo impatto con la bellezza sconcertante di questo Paese.

Passiamo vicino al mercato del pesce: lo si capisce dall’odore forte e nauseante che aleggia nell’aria, dall’incessante brulicare delle persone che espongono la merce, piegano nasse e reti, dispongono pesce essicato al suolo e dal corteo delle barche che rientrano silenziose ed ordinate al porto.

Dopo circa 6 ore di viaggio su strade sconnesse (piene di voragini!!!) e spesso sterrate, ma piene di vita, arriviamo stanchi ed assetati in un luogo di ristoro, dove peraltro si sta svolgendo una festa di matrimonio. Quale migliore occasione per tirare fuori dagli zaini macchine fotografiche degne di un fotografo del National Geographic??? Ed eccoci qua pronti ad intrufolarci tra gli invitati per scattare qualche bella foto agli sposi agghindati a festa per l’occasione!

Riprendiamo possesso del pulmino, guidato da un autista dal nome impronunciabile e dal secondo di bordo dal nome altrettanto impronunciabile e, guidati dal nostro Lalith, dal vocabolario impronunciabile ed incomprensibile, continuiamo il percorso verso l’interno, sempre circondati da una fitta e spettacolare vegetazione.

Finalmente arriviamo al sito di Aukana, dove, dopo esserci coperti a dovere ed aver tolto le scarpe (un connubio davvero azzeccato dopo ore di viaggio con temperature da antro del vulcano), visitiamo la statua del Buddha ed i templi circostanti.

L’Aukana Buddha è una meravigliosa statua alta circa 12 metri scolpita nella roccia e raffigura il Buddha, appunto, in posizione eretta nella postura della benedizione.

Noi non lo sappiamo ancora, ma questa sarà la prima di una lunghissima serie di statue del Buddha…

Dopo circa un’altra ora di fanta-pulmino giungiamo prima del tramonto a Mihintale, un sito davvero molto caro ai singalesi, visto che da qui si sviluppò la diffusione del buddhismo nello Sri Lanka. Ci inerpichiamo su una ripida scalinata all’ombra degli alberi di frangipane e giungiamo al luogo dove avvenne l’incontro tra il re e Mahinda. Qui c’è un grande dagoba ed alcuni altri templi, inoltre si vede in lontananza una grande statua del Buddha bianco in posizione seduta. Ci godiamo un bellissimo tramonto, allietato da alcune scimmiette (vere, eh…), e dopo aver visto “la palla rossa nel cielo”, come dice Lalith, ce ne andiamo in albergo per cenare e goderci un meritato riposo.

3° giorno

Sveglia alle 6,30 e via verso nuove avventure alla scoperta della prima capitale dello Sri Lanka: Anuradhapura! Nell’aria fresca del mattino visitiamo le bellissime rovine della città che emergono dalla fitta vegetazione. Restiamo abbagliati dall’imponente dagoba bianco Ruvanvelisaya, che con la sua cinta muraria decorata con centinaia di elefanti disposti uno accanto all’altro si erge sontuoso davanti ai nostri occhi. All’interno c’è una specie di nicchia che custodisce un’enorme statua dorata del Buddha disteso riccamente decorata con fiori ed offerte portate di buonora dai fedeli. Poco distante ammiriamo lo Sri Maha Bodhi, l’albero sacro più antico del mondo, cresciuto da una talea prelevata dal Bodhgaya in India dalla principessa Sangamitta, sorella di Mahinda. L’albero, decorato in parte con le bandierine delle preghiere, occupa una vasta superficie, attorno alla quale ci sono svariati templi e cappelle votive, dove si svolgono vari riti, tra i quali quello della fertilità… al quale parteciperanno ignare molte persone. In una parte un po’ più esterna del sito visitiamo anche il Jetavanarama Dagoba, alto circa 70 metri e costruito con migliaia di mattoni rossastri.

Ormai si è fatto tardi e dobbiamo metterci in marcia per raggiungere Polonnaruwa, l’altra antica capitale del Paese, non prima però di aver fatto la spesa in uno dei tanti baracchini ai bordi della strada…beh spesa…banane ed ananas.

Ovviamente sono le due del pomeriggio di una assolata giornata di caldo afoso e noi ci prepariamo a visitare il vasto ed interessante sito di Polonnaruwa… A mezzogiorno o si va in spiaggia o si soffre in qualche altro modo sotto al sole, no???!!!

Prima tappa: il Museo Archeologico, che ci darà una bella infarinatura riguardo a quello che andremo a vedere tra le rovine del famoso Quadrilatero…beh almeno qui c’è l’aria condizionata ed il bagno a pagamento!

Le rovine, riemerse dalla vegetazione e dislocate su una vasta area, sono davvero spettacolari ed uniche nel loro genere: il lago con le antiche cisterne, i resti di alcuni templi buddhisti ed hindu, biblioteche e sale di lettura per i monaci, ospedali ed antichi palazzi decorati con decine di colonne e statue raffiguranti animali sacri, regnanti e dei, enormi dagoba e spettacolari statue del Buddha seduto e disteso: il tutto a testimoniare il passato glorioso di questa antica città.

In serata arriviamo a Dambulla e rimaniamo sconcertati dalla bellezza e dal lusso del resort! Cena a buffet nel patio e serata bevereccia a bordo piscina. Stasera, dietro suggerimento del nostro Lalith, provo l’Arrack, che si ricava dalla fermentazione delle linfa di palma ed ha un sapore simile al brandy…buono direi…hich hich! Eh bravo Lalith!!!! Io dico sempre: “Paese che vai usanza che trovi”, non c’è niente di meglio che l’adattamento per un viaggiatore!

4° giorno

Oggi ci aspetta una giornata molto faticosa, così approfittiamo per fare una ricca colazione. Di buon mattino partiamo alla volta di Sigiriya per scalare la spettacolare piattaforma rocciosa che si erge imponente e maestosa in mezzo a curatissimi giardini acquatici disposti simmetricamente quasi e decorare questo luogo. Attraversiamo il parco ricco di rigogliose piante e ci apprestiamo ad intraprendere l’impegnativa scalata sotto il sole cocente, che di lì a circa un’ora ci porterà sulla sommità della rocca, ce fu scelta anche dai Duran Duran per girare il mitico “Save a prayer”… ebbè se ci sono saliti loro, noi chi siamo???

Gradino dopo gradino giungiamo ad una scala a chiocciola che sembra sospesa nel vuoto, alla quale è necessario accedere per vedere le spettacolari e ben conservate pitture rupestri che ritraggono giunoniche fanciulle e che ricordano un po’ l’arte indiana. Finalmente raggiungiamo uno spiazzo alla fine del sentiero scosceso tra le rocce e ci troviamo davanti due enormi zampe di leone scolpite nella pietra, in mezzo alle quali parte la ripidissima scala di metallo che porta in cima, così sfidando calura, umidità e vertigini guadagnamo l’ambita meta! Lo spettacolo da quassù è davvero entusiasmante: ne è valsa davvero la pena! Lo spettacolo dalla piattaforma è meraviglioso e le rovine sono davvero imponenti.

Durante la discesa ammiriamo la grotta del cappuccio del cobra ed un vero cobra, che annoiato ed a volte inc…zzato, fuoriesce a comando dal cestino del suonatore di piffero. L’uomo, per non farsi mancare niente, ha in dotazione anche un bell’esemplare di pitone, così alcuni di noi temerari ne approfitteranno per farsi fotografare con l’insolito animale!

Lalith ci propone la gita in groppa all’elefante, così dopo un gran disquisire su tale argomento, torniamo verso Dambulla, dove alcuni faranno la passeggiata sul dorso della povera bestia! Per la cronaca è mezzogiorno e la gita si svolge sotto al sole…alcuni si riposano all’ombra, mentre altri vengono a scattare qualche bella fotografia in un piccolo villaggio lì nei paraggi. Quale migliore occasione per fare un po’ di foto e distribuire pennarelli, di cui abbiamo pieno lo zaino..

Recuperati gli amici dell’elefante ci dirigiamo verso la fabbrica dei batik, dove, dopo una dimostrazione alquanto sommaria sui metodi di lavorazione, ci viene proposta la visita del negozio e, nonostante i sorrisi dei venditori, nessuno compra niente!

Ripartiamo con destinazione Dambulla, ma anche stavolta non possiamo farci mancare il pranzo “rustico”, così ci fermiamo da due anziane venditrici di fiori e frutta (e già lì dovevamo pensare…) ed acquistiamo un paio di ananas, che le signore gentilmente ci taglieranno a fette con una mannaia dalla lama sfilata sulla sedia dove erano sedute fino a pochi istanti prima, ma il bello è che ananas e mani sono stati lavati nella baccinella dei fiori!!!! W il colera!!!!

Con la pancia piena…sperando che non ci si svuoti all’improvviso, ci incamminiamo sulla gradinata che parte dal gigantesco Golden Temple e porta alle famosissime grotte che custodiscono le statue del Buddha disteso.

Sempre sotto il sole cocente del primo pomeriggio ci togliamo scarpe e cappelli e sui carboni ardenti, cioè sulle pietre incandescenti del pavimento, ci torturiamo camminando da una grotta all’altra per visitare il complesso religioso.

Usciamo dal sito e ridiscendiamo la scalinata che ci riporterà al nostro pulmino, che ormai sta diventando un vero e proprio bivacco, così, dopo una giornata così movimentata andiamo a rilassarci in un rigoglioso e spettacolare giardino di spezie nella zona di Matale.

In questo posto paradisiaco e rilassante ci viene data un’esauriente spiegazione sull’uso delle spezie in cucina e nella medicina ayurvedica.

Ci viene offerto cocco fresco, latte di cocco, tè pekoe speziato ed una bevanda al gusto di cacao, così dopo aver assistito anche alla raccapricciante dimostrazione del massaggio di massa, a cui quasi tutti belli sudati ed impataccati hanno partecipato, procediamo con l’acquisto dei prodotti miracolosi! Tutti tempestati di borse e borsine entriamo sul pulmino lasciando una scia di profumi (e non…) degna delle esalazioni di un gasdotto e partiamo alla volta di Kandy, ma restiamo subito ingorgati dal traffico creato dai cortei e dai comizi per la campagna elettorale e dal passaggio del Presidente del Paese.

Nel tardo pomeriggio arriviamo a Kandy: l’hotel Queen, in perfetto stile coloniale, è davvero molto bello ed evocativo. Andiamo a cena fuori e notiamo che, nonostante la bella serata, nessuno, tranne noi, passeggia sul lungolago… presto ce ne accorgiamo: i corvi, a migliaia sugli alberi, ci bombardano come i giapponesi a Pearl Harbour! Colpiti ed affondat…non so se mi sono spiegata!

Cena tipica in un locale tipico con le tovaglie tipiche con le macchie tipiche…

5° giorno

Di buonora, dopo una bella colazione, usciamo ed attraversiamo la strada visto che di fronte all’hotel c’è il famoso Tempio del Sacro Dente, che custodisce un dente del Buddha, la più preziosa reliquia buddhista dello Sri Lanka. Il luogo è davvero molto bello e suggestivo, nonostante in alcuni casi l’architettura e la colorazione delle statue e degli addobbi ci risulti un po’ eccessiva per i nostri canoni di giudizio.

Qui c’è un gran viavai di gente che porta le offerte floreali al Buddha e che si raduna silenziosamente in preghiera, il profumo di questi incredibili fiori si propaga nell’aria e crea un’atmosfera davvero mistica e rilassante.

Visitiamo il piccolo tempietto della dea della fecondità, ma a giudicare dalle donne incinta che gli ronzano intorno mi sembra di capire che la gita se la sono fatta tanto tempo prima… e magari non proprio qui. Anche noi ci proviamo, ma ci serve altro che la benedizione…

Dopo aver visitato parzialmente Kandy ed esserci immersi nella caotica quotidianità del traffico cittadino andiamo a rilassarci nello spettacolare Giardino Botanico di Peradeniya, che si trova a circa 6 km dalla città.

Questo è il Paradiso Terrestre, che ospita una vastissima varietà di piante e di alberi spettacolari; ammiriamo un’infinità di palme tra le quali la “coco de mer” con il suo tipico frutto e le palme reali, sequoie giganti, altissimi bambù, alberi della gomma, agavi ed una vastissima collezione di orchidee e di piante officinali. Tra le attrazioni principali c’è l’estesissimo fico gigante di Giava, che copre una superficie di 2500 mq. Unico neo: la visione di un inquietante ragno nero, che Lalith ci mostra con tanto di enfasi ed orgoglio, visto che nella parte interna del suo corpo ha un particolare disegno bianco che ricorda un teschio umano. Il bello è che i guardiani del giardino vorrebbero anche del “money” per averci mostrato cotanta bestia…

Prossima tappa un po’ kitch: visita alla fabbrica delle sete, dove ahimè nessuno comprerà niente e quindi visita alla fabbrica delle pietre preziose, dove altrettanto ahimè nessuno comprerà niente!

Fortunatamente aldilà della strada c’è un fantasmagorico panificio pasticceria artigianale, che noi ovviamente come cavallette affamate prendiamo d’assalto, costringendo i poveri commessi agli straordinari per poterci servire a dovere. Dopo aver ben riempito lo stomaco con stuzzichini salati a base di pesce, carne e verdure (tutto rigorosamente super speziato) e dolcetti alle mandorle ed alla carota andiamo a fare un bel giro di shopping al mercato.

Qui subiamo l’assalto dei commessi che, visto in noi l’affare, si prodigano in consigli non richiesti sugli acquisti cercando di pilotarci nei luoghi di loro interesse e costringendoci ad estenuanti e spesso divertenti trattative per comprare manufatti in legno, tè, spezie, batik, spuntando qualche volta un prezzo scontato di qualche centesimo!!!!

Facciamo una ricognizione anche al mercato locale della frutta e della verdura, della carne (aiutooo) e poi del pesce (superaiutooo), dove a causa del fetore e delle fortissime esalazioni rischiamo di essere colti da malore, così ripieghiamo verso l’uscita.

Noi tratteniamo il fiato, scattiamo qualche foto e viaaaa…

Torniamo al nostro albergo e, mentre alcuni di noi vanno a godersi il meritato riposo pre-cena, io ed altri optiamo per la passeggiata attorno al lago. Su alcuni alberi notiamo che ci sono centinaia di pipistrelli a testa in giù stile Nosferatu… mah! Che ci faranno qui? Comunque lo spettacolo è assicurato…

Verso le 17,30 tutti agghindati andiamo a vedere lo spettacolo delle danze tipiche di Kandy: l’esibizione è molto suggestiva e sia i danzatoti che i suonatori si esibiscono in un’elaborata danza folcloristica dai significati reconditi. Alla fine di tutto c’è l’esibizione del fachiro, che “mangia” il fuoco e cammina sui carboni ardenti, senza la minima scottatura…ma ‘sta gente ha i piedi di amianto!? Alcuni, proprio per non farsi mancare niente, si concedono il massaggio rigenerante in un centro ayurvedico.

Tornando all’hotel notiamo una miriade di uccellacci bianchi e neri che ci guardano minacciosi dagli alberi, creando un’atmosfera sinistra degna di un film di Hitchcock! Ma stavolta giriamo alla larga…anche perchè stasera c’è la cena con il compleanno!!!!

A questo punto tutti entusiasti e pervasi dai vapori dell’alcool ci spostiamo nel bar per continuare la serata in compagnia e poi dirigerci, a stenti, a letto!

6° giorno

Risveglio allucinante: ore 4,00 lotta con la zanzara, ore 4,30 grande migrazione degli uccelli, ore 5,00 preghiera buddhista, ore 5,30 inizio della incessante ed assordante sagra del clacson, ore 6,30 è tutto un brulicare di persone e mezzi che si recano in ogniddove…ma a che ora si alzano questi?

Alle 8,30 partiamo con destinazione Nuwara Eliya attraverso il bellissimo paesaggio collinare ricco di vegetazione e piantagioni di tè della Hill Country.

Man mano che si sale, le vallate ricche di palmeti si trasformano in colline caratterizzate dagli arbusti ordinati delle piante de tè e da alcune pinete, l’aria diventa un po’ più fresca e meno umida.

Ci fermiamo a visitare una piantagione di tè e ci rendiamo subito conto che sono solo le donne a lavorare e perlopiù in condizioni davvero poco ortodosse. Trascorrono la giornata togliendo manualmente le foglioline fresche dall’estremità superiore degli arbusti della pianta del tè e mettendole in un grosso sacco che tengono legato alla testa.

Il meraviglioso viaggio della foglia del tè

Dopo aver distribuito pennarelli e colori andiamo a visitare anche la fabbrica del tè, dove vediamo come si svolge l’intero ciclo di lavorazione della pianta. La fogliolina prima di diventare il tè che beviamo deve subire davvero una lunga ed elaborata lavorazione ed anche questa viene fatta in gran parte dalle donne, gli uomini guardano e controllano…

Arrivati finalmente a Nuwara Eliya ci concediamo una passeggiata nel paesino ed una degustazione di specialità locali (speziate) in un tipico localino sulla strada principale. Quindi prendiamo d’assalto le bancarelle che vendono abiti griffati, portando avanti estenuanti trattative. Proseguiamo la passeggiata verso Victoria Park, ma arriviamo che è quasi l’ora della chiusura…ed in più dobbiamo pagare il biglietto per entrare nel parco, così torniamo indietro!

Arriviamo all’albergo, alcune di noi vanno a fare una passeggiata tra le poche abitazione del luogo. Riusciamo perfino ad entrare quasi in casa delle persone, che ci mostrano orgogliose i loro orti coltivati a patate, carote e fiori. Continuiamo nella nostra opera di consegna di penne e pennarelli ed i bimbi ci ripagano con dei meravigliosi sorrisi.

Ci concediamo una birra-aperitivo sul terrazzo dell’alberghetto prima di cena, ma l’aria frizzantina della sera ci costringe a riparare all’interno, tant’è che a cena siamo addobbati come gli sherpa sull’Himalaya: calzino, scarpa, pile e giubbotto…ah dimenticavo, stesso look che terremo nel letto! Per fortuna che non siamo in viaggio di nozze!!!

7° giorno

Ci svegliamo di buon mattino, anche perché qualcuno a causa del freddo non ha neanche dormito. Facciamo colazione e con il cielo bello limpido e terso ridiscendiamo i meravigliosi pendii ricoperti di piccoli arbusti di tè dal colore verde smeraldo. Di tanto in tanto si scorgono le sagome lontane delle raccoglitrici che lavorano incessantemente già dalle prime ore dell’alba. Ad un tratto un enorme costone roccioso si erge maestoso a spezzare la rilassante monotonia del paesaggio.

Dopo circa un paio d’ore di peregrinazione arriviamo a valle e, di nuovo nel caldo afoso, continuiamo il percorso attraverso agglomerati di case, dove di tanto in tanto il brulicare delle persone ci fa pensare che siamo in prossimità di un mercato.

Ci fermiamo per una pausa di ristoro e con calma “svaligiamo” per l’ennesima volta un riccamente assortito negozio di tè. Ci viene offerto il tè, ma mentre degustiamo la bevanda ristoratrice notiamo un gran fermento nel vicino negozio di pietre preziose: qualcuno stafacendo affari!

Dopo il tè ripartiamo alla volta di Pinnewala per andare a vedere l’orfanotrofio degli elefanti, dove ci arriveremo in circa tre ore di tragitto sempre in mezzo ad innumerevoli e rigogliosi palmeti, verdissimi arbusti e variopinti fiori. Qui il caldo è opprimente e l’umidità è insopportabile, inoltre, come sospettavo, il luogo è di una tristezza disarmante.

Gli elefanti sono perlopiù incatenati a pali di cemento e spesso barriscono e si muovono convulsamente per liberarsi. Alcuni sono all’interno di hangar coperti e sembrano un po’ sporchi. Un branco di elefanti viene fatto girovagare in uno spiazzo tra la vegetazione ad uso e consumo dei turisti presenti in gran numero. I mahout sono sempre all’erta con le loro lance uncinate.

Nel primo pomeriggio andiamo a vedere gli elefanti al bagno nel fiume, ma nelle loro azioni non vedo niente di naturale e di selvaggio; sembrano tutti ammaestrati per attirare gente a vedere il triste spettacolo!

Finalmente lasciamo questo posto e per altre tre ore ci godiamo lo spettacolare paesaggio che la natura rigogliosa e generosa ci offre. La varietà di piante e fiori è strabiliante, il cielo è azzurro, di tanto in tanto qualche nuvola lo vela di bianco. Non ci sono parole per descrivere quello che si vede…

Arrivati a Negombo andiamo subito a visitare il mercato del pesce sulla spiaggia: c’è un vento molto forte, l’odore nauseante del pesce essicato si intensifica e si confonde con quello della salsedine. Alcune donne stanno pulendo con una velocità ed una precisione certosina le interiora dei pesci e quindi li tagliano con dei grossi coltelli in tranci per venderli freschi al momento. Gli uccelli a centinaia ne mangiano gli scarti.

Al tramonto facciamo una passeggiata sulla spiaggia e quindi entriamo in un grazioso negozietto per comprare le ultime cose spendendo le ultime rupie: compriamo elefanti e statuette kitchissime, bracciali e collane truculent!

Arrivati all’albergo ci prepariamo per la cena, ma prima ci attende l’ardua impresa di chiudere la valigia per il trasferimento di domani.

Quando ormai il lavoro sporco sembrava fatto ecco che da dietro al bagaglio spunta un corridore olimpionico che sfreccia ad una velocità quasi da record: il primo bagherozzo della vacanza! Pochi istanti dopo dal cestino giunge un rumore sinistro, un altro! Tentiamo di andare a dormire, ma a causa degli inattesi ospiti e delle zanzare non riesco a chiudere occhio!

8° giorno

Per fortuna che la sveglia suona alle 3,30 del mattino, perché dobbiamo recarci in aeroporto per prendere il volo per Malè. Salutiamo i nostri ligi autisti e la nostra guida Lalith e ci mettiamo in coda per fare il check in.

Dopo un breve volo di circa un’ora e mezza sbarchiamo alle Maldive. Ci sono 28°, un bel sole ed un mare trasparente che ci attende. Prendiamo il traghetto che ci porterà all’arrembaggio della nostra barca: Marina, un nome un programma!

Arrivati a bordo ci rendiamo subito conto che gli spazi a disposizione sono davvero angusti, ma è anche vero che qui più del costume e del pareo non serve altro!

Ci spalmiamo le creme e tempo pochi minuti siamo tutti al solarium a prendere il sole…e via si parteeeeeee!!!! Ah ah ah … piccolo particolare “avventura”. La barca ha un piccolo guasto al generatore, così restiamo fermi fronte-aeroporto per qualche ora.

Il guasto c’era e verrà riparato, così finalmente partiamo solcando i mari con la nostra meravigliosa imbarcazione… Love Boat Love Boat … mare profumo di mare…

Anche se è l’ora dell’abbronzatura qua proprio non ce la possiamo fare, quindi un’altra spalmata di crema a schermo totale e via tutti rintanati all’ombra. Qualche temerario prova a sfidare il sole, ma dopo pochi minuti è costretto a ripiegare. Finalmente ci avviciniamo alla barriera corallina e sulla barca è tutto un fermento per la vestizione e l’emozione del primo tuffo in acque maldiviane. Tutti, inforcate maschere, pinne e boccagli, si tuffano in mare con evoluzioni da esperti nuotatori.

Dopo il bagno c’è l’ora del tè e della pesca miracolosa: il nostro equipaggio (5 persone in tutto) ha pescato almeno quattro enormi pescioni colorati pronti per la gita in padella. Andiamo a cena e dopo cena ci perdiamo in chiacchiere e gossip.

9° giorno

Dormiamo bene nonostante il caldo in cabina, ma alle sei del mattino si accendono i motori, che fanno vibrare sonoramente il letto e che ci costringono all’alzataccia.

Facciamo colazione e, visto che l’orario lo permette, siamo invogliati a prendere un po’ di sole, che nonostante inizi già a picchiare, verrà meglio sopportato grazie all’aria che ci accarezza durante la navigazione.

Stiamo navigando verso Malè Sud, di tanto in tanto si scorge qualche isola di sabbia bianchissima circondata dalla barriera corallina e dal mare che ci regala indicibili varietà di colore che vanno dall’azzurro, al celeste, al verde ed al blu intenso. Poi, per ora, solo silenzio e pace…

Approdiamo ad un’isola meravigliosa, la vegetazione e lussureggiante, la sabbia è bianchissima ed impalpabile. Ovviamente facciamo il bagno per ammirare i coralli ed i pesci che popolano la barriera. Io, che sono la più scandalosa delle nuotatrici, ovviamente non mi spingo oltre al profondo blu, ma lo spettacolo di cui sono spettatrice è davvero mozzafiato: sembra di fare il bagno all’interno di un acquario!

L’acqua è caldissima ed il sole a picco, così, nonostante il desiderio di restare ammollo, siamo costretti a rientrare per il pranzo…che fatica!

Dopo pranzo, pennica all’ombra…

Nel pomeriggio approdiamo ad una lingua di sabbia sperduta in mezzo all’atollo, facciamo di nuovo il bagno e ci diamo il colpo di grazia con le scottature. Tutti belli “aragostati” risaliamo per la pausa tè (ormai siamo proprio viziati).

All’ora del tramonto ci godiamo lo spettacolo offerto dal cielo, con i suoi indicibili giochi di colore.

Dopo cena, sempre più abbondante, ci divertiamo come bambini a fare il gioco dei film mimati, ma ci rendiamo conto che non è per noi, così scrutiamo la volta celeste e dopo aver ipotizzato varie ubicazioni di costellazioni e stelle, andiamo a letto…che è meglio (come dice il Puffo)!

10° giorno

Ad un certo punto, mentre tutti stiamo poltrendo sugli sdrai, sentiamo una voce che pronuncia parole indecifrabili tipi “..lfini…llfini”: è il nostro capitano che ci sta invitando a guardare un nutrito branco di delfini che ci sta venendo incontro a gran velocità, nuotano e saltano, passano sotto alla barca e se ne vanno…che belli!!!! Peccato non essere altrettanto veloci a fare le foto!!!

Dopo un’ora circa di navigazione arriviamo ad un’altra spettacolare isoletta di sabbia bianca, quindi bagno, snorkelling, sole e relax!

Pranziamo come sempre in dieci minuti e divoriamo tutto quello che di commestibile viene messo sulla tavola, costringendo i poveri pescatori agli straordinari per soddisfare le nostre esagerate esigenze!

Come da tradizione ci riposiamo cullati dalle onde del mare e dal rumore dell’acqua. Dopo un paio d’ore di navigazione sbarchiamo nell’isola dei famosi, già invasa da alcuni indigeni poco nostrani e da una bella quantità di rifiuti, in parte portati dal mare ed in parte lasciati dai visitatori incivili.

Facciamo una camminata attorno all’isola e ci godiamo il mare trasparente, una vera piscina naturale, la spiaggia bianca e le palme dai lunghi fusti che scendono sul mare…ah e le zanzare che ci stanno martoriando, ma alla fine ne vale la pena!

Alle 17,00 circa torniamo a bordo per il tè-time.

Ci godiamo il sole che cala regalandoci un cielo tinto di rosso e di arancio ed attendiamo fiduciosi la cena, che non tarderà ad arrivare, e che, come un assalto di cavallette affamate, non tarderemo a finire.

11° giorno

Ormai la nostra vita a bordo è scandita dalla routine quotidiana della colazione, navigazione, bagno, pranzo, riposo, bagno, merenda, cena e gossip-evening. Oggi però l’ordine a cui ci eravamo prontamente abituati è stato stravolto dalla visita al villaggio dei pescatori, un’isola piena di gente svogliata e stanca, tranne quelli che ci chiamano dai negozietti per venderci le loro mercanzie, ma dei pescatori neanche l’ombra…Fa caldo e visto che qui sono tutti musulmani siamo agghindati e coperti come se dovessimo andare a sciare, così torniamo a bordo ed approdiamo in un’isoletta sperduta e disabitata ai margini dell’atollo di Felidhoo. Vista dalla barca sembra il paradiso terrestre, ma una volta scesi a terra, ovviamente a mezzogiorno, ci rendiamo conto che l’isola è piena di detriti ed immondizie. Facciamo una bella camminata sotto il sole cocente e di tanto in tanto, giusto per non morire bruciati, ci godiamo un bel bagno ristoratore.

La vegetazione lussureggiante copre quasi tutta l’isola, tranne una piccola lingua di sabbia bianca che si protende fino al mare regalandoci un bellissimo effetto visivo. Torniamo a bordo belli ustionati, ma dopo la doccia ristoratrice prendiamo di nuovo il tender e riapprodiamo sull’isola, dove i nostri amici dell’equipaggio ci hanno imbandito una tavola di sabbia piena di succulente pietanze, servite al lume delle torce accese per l’occasione e della luce naturale della luna piena. Una serata degna di un Re! Tornati a bordo ci attende il tè e la serata di cabaret gentilmente offerta da … NOI!…ebbè ormai è tardi, sono le 10,00, è ora di andare a letto!

12° giorno

Oggi, dopo il rito della colazione, ci siamo spiaggiati su una meravigliosa lingua di sabbia delimitata dal mare che forma tutt’intorno una caldissima piscina naturale, subito a ridosso del reef. Qui la varietà di pesci e di coralli colorati è incredibile e si possono notare anche senza immergersi. Un branco di migliaia di pesci bianchi mi spaventa, così esco dall’acqua ed a poca distanza dalla riva c’è una massa informe in movimento in mare, milioni di minuscoli pescetti scuri si muovono all’unisono creando una macchia simile ad un’enorme manta. Che spettacolo!

Segue il bagno all’interno di una riserva naturale, che mi si dice sia spettacolare: si avvistano mante, murene, pesci e coralli, nonché tartarughe e perfino uno squaletto.

Riprendiamo la navigazione, ma all’improvviso a poca distanza sembra che stia piovendo, il mare è improvvisamente piatto ed una nebbiolina ci impedisce di vedere oltre pochi metri dalla prua.

Visto che la strumentazione è tutta arrugginita e non funzionante, quel grand’uomo del nostro capitano, coadiuvato dall’equipaggio composto dal cuoco, dal mozzo, dal giallo e dallo scuro, si orienta ad occhio nudo e procede lentamente per non incappare in una secca o danneggiare la barriera corallina. Finalmente usciamo dal tunnel e riprendiamo l’allegra navigazione. Questi sì che sono degli esperti navigatori…Love Boat…Love Boat…

Dopo cena decidiamo di farci dare dal cuoco le ricette delle indimenticabili pietanze che hanno coronato questa spumeggiante navigazione!…e qui un po’ in italiano, un po’ in inglese ed un po’, anzi soprattutto, a gesti ci vengono svelati i misteriosi ingredienti.

Maldivian food

Dopo cena chiacchiere e speteguless..

Come di consueto alle 10,00 di sera qualcuno si alza per andare a letto…e tutto il branco segue!

13° giorno

Oggi cambiamo rotta: siamo ormai in risalita verso Malè, così impieghiamo qualche ora di navigazione per avvicinarci alla temuta meta che ormai è sempre più vicina. Anche stavolta avvistiamo delfini e pesci volanti, nonché una grossa manta.

Iniziamo a guardare le foto scattate a milioni durante questa splendida vacanza e conveniamo che è volata via…sigh!

Anche oggi visitiamo due bellissime lingue di sabbia, facciamo snorkelling, vediamo una razza spiaggiata, scattiamo foto a iosa, prendiamo il sole, ci rilassiamo, mangiamo, che fatica…il ritorno però!!! Il cielo si sta rannuvolando e, giusto per non farci mancare niente, prendiamo un paio di gocce di pioggia, ma subito torna il sereno.

14° giorno

Uahhhhaaaa!!!! Ultimo giorno!!!! Al mattino presto ci dirigiamo verso l’ultimo lembo di spiaggia, un fazzoletto di sabbia bianchissima circondato dal solito mare azzurro, verde e blu, dove la barriera corallina sprofonda nell’abisso. Ci prodighiamo nelle pose più incredibili per scattare le ultime foto ricordo e prendiamo possesso dell’isola issando la nostra bandiera! Avvistiamo una spettacolare stella panettone…e poi via!

Risaliamo a bordo e l’intensificarsi del traffico marittimo, dei villaggi turistici, e del rumore degli aerei e degli idrovolanti ci fa capire che ci avviciniamo sempre più a Malè ed ai suoi palazzi. Il silenzio e la pace lasciano spazio ai saluti ed alla nostalgia dei luoghi che ci hanno ospitati per questo indimenticabile viaggio…

Racconto del viaggio…per chi c’era!

*****

STAGIONE MIGLIORE: meglio evitare la stagione dei monsoni!

VACCINAZIONI: nessuna obbligatoria, però consiglio antitifica ed antiepatite. Portare sempre i propri medicinali, perchè là, soprattutto in barca, non c’è la possibilità di reperirli.

DOCUMENTI: passaporto valido.

DIFFICOLTA’: difficile sopportazione del clima caldo umido e, per chi la vede come tale, la coesistenza forzata per una settimana nel piccolissimo spazio che può avere una barca.

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