Perù
1° giorno
Dopo 14 ore di volo arriviamo finalmente all’aeroporto Ezeiza di Buenos Aires. Questa volta gli “aires” sono davvero “buenos”: ci sono 5 gradi sotto zero!!!
Sono le 7 del mattino ed il nostro volo per Lima sarà alle 20,30! Ergo: giornata spensierata in città!
L’inizio non è dei migliori: dopo un paio d’ore perse a decidere se cambiare o meno i pesos, ed un altro paio d’ore a decidere se prendere un taxi o il famigerato bus 86 (con le sue 92 fermate in due ore!!!!) partiamo finalmente alla volta della ciudad (ci tengo a precisare che abbiamo fatto ben tre tentativi di salire sul bus, poiché si poteva pagare solamente l’importo esatto della corsa e solo con monetine locali, visto che l’autista e la macchinetta a bordo non davano resto!). Almeno nel frattempo si è un po’ sciolta la brina ed è salita la temperatura di un paio di gradi!!!
Scendiamo nell’Avenida de Mayo ed andiamo a scaldarci con un thè ed un alfajor al Caffè Tortoni, uno dei più famosi della città, quindi, visto che la giornata è a dir poco meravigliosa andiamo a curiosare tra le bancarelle nel quartiere di San Telmo, dove è in corso il mercatino domenicale dell’antiquariato e l’atmosfera è allietata dagli innumerevoli artisti di strada e dagli immancabili ballerini di tango.
Andiamo a pranzo nella zona dei Docks, dove c’è l’imbarazzo della scelta per il ristorante, visto che ce ne sono a decine affacciati sul porto di nuova costruzione.
Ormai si sta facendo buio, così prendiamo un taxi e ci dirigiamo verso l’aeroporto, dove con un volo di circa 5 ore verremo catapultati in terra peruviana!
Arriviamo dopo la mezzanotte (ora locale, qui ci sono altre due ore in meno rispetto all’Argentina, e ben 7 in meno rispetto all’Italia) ed andiamo a dormire nel primo di una lunga serie di alberghi che definirei “da brivido” … in tutti i sensi, visto che qui in Perù a quanto pare la calefaciòn non esiste!
2° giorno
Oggi ci alziamo con tranquillità per fare un giretto veloce a Lima, la capitale. Il cielo è grigio e l’aria è irrespirabile, tanto da irritarci le vie respiratorie…e l’umore. Ci dicono che qui il cielo azzurro, come lo intendiamo noi, non esiste.
Ci spostiamo a piedi in mezzo al traffico rumoroso ed incessante. Visitiamo Plaza de Armas, dove assistiamo alla complicata cerimonia del cambio della guardia davanti al Palazzo del Governo, ammiriamo la Cattedrale, in parte ricostruita dopo i vari terremoti che hanno martoriato queste zone, e quindi il Monastero di San Francisco con le sue catacombe.
Nel primo pomeriggio lasciamo a fatica la città, causa traffico lento e strade dissestate, per andare a visitare il sito archeologico di Pachacamac. Ed ecco la prima di tante sorprese!!! Oggi il sito è chiuso…no comment! Mi sembra di capire che qui regna il disordine, quindi per me “no buono”!
Ci aspettano circa 250 km di strada per giungere alla località di Pisco. Il tragitto è praticamente un lento passaggio attraverso km e km di baracche abbarbicate su colline di sabbia e sassi, dove strade polverose e rottami di macchine fanno da sfondo a questa infinita miseria umana.
Arriviamo in tarda serata a Pisco: praticamente una favela!
Seconda fregatura: non c’è l’acqua calda e la cena verrà servita in giardino! Beh, ovvio, a 3 gradi di temperatura chi di voi non farebbe una bella cena in terrazzo, soprattutto ben sapendo che lo aspetta una altrettanto bella doccia gelata!!!???
3° giorno
Sveglia alle 4,15 del mattino. Chiaramente colazione all’aperto, nonché autogestita (grazie alla proverbiale velocità di reazione peruviana) e partenza alla volta delle isole Ballestas, dove possiamo ammirare da vicino vari tipi di uccelli ed alcuni leoni marini.
Purtroppo il tempo non è dei migliori, così, complice anche il mare mosso e i continui guasti della barca, non vediamo l’ora di arrivare sulla terra ferma per farci un thè ristoratore al garofano e cannella.
Per fortuna ,dopo che uno stormo di sule ci ha bombardati di cagate (porta bene, no???) quando siamo passati sotto all’arco naturale di roccia e guano, giunti alle dune di Huacachina il tempo è volto al bello ed un sole splendente ci ha permesso di noleggiare una dune buggy per godere appieno di questo spettacolare paesaggio desertico.
Il divertimento è a mille, anche perché il pilota è davvero spericolato; alcuni addirittura provano a cimentarsi con il sand board, ma senza grandi successi.
Dopo aver magnato alcuni paninetti, che ci sono costati la modica somma di 75 dollari!!!!! (terza fregatura), partiamo con destinazione quarta fregatura…ops Nazca, dove noi crediamo di poter fare il volo sulle famose linee, visto che lo abbiamo pagato in anticipo ed una somma ben diversa e superiore da quella pattuita.
Dopo aver perso il pomeriggio ad elemosinare posti liberi su qualsiasi aereo dispobibile (visto che la corrispondente locale ha pensato bene di non prenotarci il volo…in altissima stagione, poi), senza risultati soddisfacenti, decidiamo a malincuore di seppellire le nostre aspettative nel cimitero di Chauchilla!
E vabbè, almeno siamo venuti fino a qui per percorrere un tratto della famosa Panamericana!!!
Sarà sufficiente??? Andiamo nell’ennesimo hotel (mi sembra quasi una bestemmia definirli in modo tale, ormai), dove acqua e luce non ci sono, così facciamo una passeggiata in città, che per fortuna è abbastanza carina.
4° giorno
All’alba facciamo l’ultimo tentativo per volare sulle linee di Nazca, ma senza riuscirci, così con le pive nel sacco prendiamo il nostro pulmino, che ci porterà ad Arequipa…ci aspettamo ben 10 ore di viaggio!
Costeggiamo una buona parte della costa percorrendo la Panamericana e dopo aver attraversato distese sabbiose, deserti di arenaria rossa , vallate infinite, dune bianchissime e possenti montagne, scogliere a strapiombo, dove si infrangono le enormi onde del Pacifico, dopo aver viaggiato con sole, nuvole e nebbia, arriviamo a notte fonda ad Arequipa la bianca, che, almeno di notte, tanto bianca non sembra.
5° giorno
La città si trova a 2350 m sul livello del mare, così iniziamo a prendere confidenza con l’altitudine, questa strana cosa a cui tutti pensiamo con terrore!
Dopo una colazione super abbondante e varia (ce la ricordiamo perché sarà una delle poche!!!) partiamo per visitare la città. Purtroppo il cielo è coperto, ma almeno la temperatura è piacevole.
Dalla solita Plaza de Armas visitiamo la bellissima Cattedrale, che da sola occupa tutto un lato della piazza, e la Iglesia de la Compania . Non possiamo evitare una visita al Museo Santury, dove è custodita la mummia intatta della povera Juanita, la bimba che fu data in sacrificio per placare le ire del vulcano.
Infine dedichiamo l’ultima parte della giornata alla visita di alcune case coloniali e del Monasterio di Santa Catalina, un meraviglioso complesso religioso ricco di vicoli e chiostri variopinti, contornati da piante e fiori multicolori, che ne fanno risaltare ancora di più lo straordinario effetto cromatico.
All’imbrunire alcuni di noi tentano la sorte immergendosi in un mercatino locale, dove riusciremo a fare i migliori acquisti di tutto il viaggio.
6° giorno
Oggi sveglia all’alba e colazione leggera con tanto di mate de coca: ci aspetta la “scalata” al passo Patapampa a m.4910 s.l.m.!!!
Il temporale della notte ha ripulito il cielo dalle nuvole, così il suo blu intenso e terso ci regala una bellissima panoramica della città ed una spettacolare vista sul cono perfetto del vulcano El Misti e della catena montuosa vicina con le vette innevate del Pichu Pichu e del Chachani.
Iniziamo pian piano a salire ed attraversiamo la riserva nazionale Salinas y Aguada Blanca, con i suoi panorami mozzafiato: vallate sterminate che si perdono a vista d’occhio, puntellate da laghetti e da gruppi di alpache, vigogne e lama, sullo sfondo l’imponente catena delle Ande con le vette innevate, i colori sono uno spettacolo senza pari, l’aria fredda ed il vento pungente danno un senso di libertà e di freschezza.
Arriviamo al passo Patapampa alla famigerata quota di m.4910 s.l.m. Qui c’è la neve e, causa freddo davvero inaspettato, siamo costretti ad acquistare sciarpe, guanti e berretto di lana (ci tengo a precisare che mai fu fatto acquisto tanto provvidenziale nel corso del viaggio). Il panorama da quassù è davvero impressionante. Ci facciamo un mate de coca ed iniziamo la lenta e tortuosa discesa verso Chivay. Ormai siamo galvanizzati, perché non abbiamo sofferto, almeno non tutti, del mal d’altitudine, anche perché dopo aver fatto incetta di caramelle alla coca, aver ingurgitato litri e litri di mate de coca ed aver masticato la foglia di coca, sfido chiunque a subirne le conseguenze!
Arrivati a Chivay prendiamo possesso delle nostre camere alla Posada del Condor: e qui arriva la fregatura numero…ormai sono talmente tante che non ne ricordo più la quantità…ma dopo sarò più precisa in merito!
Alcuni di noi vanno alle terme, mentre io ed altri andiamo a fare una passeggiata nella zona dell’Inca Puente fino alle rovine inca ed alle terrazze. Quindi decidiamo di fare doccia e riposino prima di cena, non dimentichiamo che qui siamo a 3600 m. ed i movimenti sono davvero rallentati!
E qui vi voglio!!! Temperatura della camera ore 19,00 circa 0°, temperatura dell’acqua, quella poca che esce dalla doccia, n.p. ma sicuramente sgorgata direttamente dal ghiacciaio!
Andiamo a cena per dimenticare… noi ormai mangiamo sempre per dimenticare…ma la temperatura del ristorante non è da meno, quindi si mangia con giubbotto, sciarpa e guanti…stesso abbigliamento che si dovrà tenere a letto…no tengo palabras…aquì no hay calefaciòn… ah, no? E dirlo prima?
7° giorno
Sveglia all’alba con ossa rotte ed occhiaie degne da film horror! Notte insonne causa temperatura polare della camera! Per scaldarci: colazione all’aperto, beh colazione!!!…un po’ di mate de coca.
Alle 5 partiamo, perché vorremmo arrivare al Cruz del Condor verso le 10, ora in cui i maestosi rapaci si alzano in volo, sfruttando le correnti ascensionali della vallata, in cerca di cibo.
Attraversiamo tutto il Canon del Colca, e ci fermiamo di tanto in tanto ad ammirare qualche paesino sperduto, le chiesette dedicate perlopiù ad una delle tante “virgen” del luogo, gli innumerevoli venditori di oggetti artigianali, soprattutto di lana, i favolosi terrazzamenti degli inca e questo grande canyon scavato in mezzo a queste imponenti montagne.
Al Cruz riusciamo ad avvistare il rapace più grande del mondo, peccato che non siamo altrettanto veloci ad immortalarlo con una foto! E’ una visione davvero straordinaria: l’eleganza e la leggiadria del volo sembrano quasi incredibili in un uccello tanto grande.
Torniamo per circa un’oretta a Chivay, il tempo di uno spuntino, e poi ripartiamo con destinazione Puno, ripassando dal passo Patapampa!
Il paesaggio è di una bellezza e di una limpidezza incredibile, complice forse anche il cielo blu, che fa da contrasto naturale ai colori caldi dell’altipiano.
Dopo circa tre ore di viaggio ci fermiamo presso un lago a circa m.4500 di altitudine per ammirare uno stormo di fenicotteri rosa che stanno per spiccare il volo.
Ormai il pullman sembra un lazzaretto ed i malati di altitudine e d’altro non si contano; la nostra curandera è costretta a fare gli straordinari!
A tarda sera arriviamo a Puno.
8° giorno
Il programma originale prevedrebbe una notte ad Amantani, isola senza luce ed acqua, ma non ci sembra il caso di andare a cercare pericoli in questa stagione…“la vacanza da Sandokan posso farla più avanti…”.
In sei prendiamo una guida locale ed andiamo al sorgere del sole a visitare le isole flottanti degli Uros. Al mattino fa un freddo indescrivibile (bastino i 6 strati di maglie a confermarne la veridicità), ma la giornata è splendida per una gita in barca sul lago Titicaca a m.4000, che ci porterà all’interno di questo incredibile ed unico villaggio degli Uros.
I colori di questo luogo ci lasciano senza parole: il blu del lago e l’azzurro del cielo all’alba fanno da contrasto al giallo delle isole e di tutto quanto vi è costruito su di esse con le canne di totora.
L’impatto dello sbarco è a dir poco stranissimo, non capita tutti i giorni di camminare su un tappeto di canne spezzettate e galleggianti su un lago, il terreno è soffice ed a volte si ha la sensazione di non riuscire a stare in equilibrio.
Facciamo un giro per vedere le attività, le abitazioni e gli usi di queste amene persone, che popolano questi sperduti posti in mezzo alle Ande.
Riprendiamo la nostra imbarcazione, che di lì a due ore ci sbarcherà sull’isola di Taquile.
L’isola è meravigliosa, camminiamo per circa un’ora attraverso gli angusti sentieri, che salendo lentamente ci portano alla piazza principale. Il panorama è spettacolare: gli innumerevoli campi terrazzati dai colori caldi, che contrastano con il blu intenso del lago Titicaca e l’azzurro del cielo, i minuscoli abitanti dell’isola nei costumi tradizionali quechua multicolore che svolgono le più svariate attività. Quello che ci colpisce è che sono gli uomini a lavorare a maglia e non le donne, e pare anche che questo sia un vanto non da poco!
Incontriamo pastori con le greggi di pecore e artigiani di ogni genere. Assistiamo perfino alla messa domenicale ed alla “consulta” che il sindaco del luogo fa settimanalmente con gli uomini di tutti i villaggi del comprensorio.
Quindi raggiungiamo un ristorantino sulla sommità di un colle, da cui si gode di un meraviglioso panorama e finalmente possiamo gustarci la famosa trota del Titicaca: indimenticabile!
Ora ci aspettano circa 500 gradini per scendere al molo e tre ore di navigazione al tramonto per arrivare a Puno: la giornata è stata davvero indimenticabile!
9° giorno
Nonostante la mattinata sia libera, decidiamo di svegliarci all’alba per visitare il sito di Sillustani ed i pittoreschi villaggi nei dintorni.
Il luogo è davvero suggestivo: queste torri funerarie di pietra si innalzano su un colle, che si affaccia su un lago meraviglioso. Anche qui i colori della natura sono mozzafiato!
Facciamo un ultimo giretto a Puno, pranziamo ed alle 14,00 andiamo alla stazione dei pullman locale: ci aspetta un lungo viaggio di 8 ore sul bus di linea locale che ci porterà a Cuzco.
10° giorno
La giornata è dedicata alla visita di una parte della Valle Sacra: la prima tappa sono le rovine di Pisac, che raggiungiamo dopo una bella “rampicata” di circa un’oretta, la vallata è attraversata dal fiume Urubamba e dai sentieri si possono vedere i terrazzamenti inca.
Al ritorno dalla visita beviamo una spremuta fresca di arancia ed andiamo a goderci il mercato artigianale di Pisac…dove non mancano gli acquisti di rito!!!
Seconda tappa: Ollantaytambo, dominato dalla massiccia fortezza inca che lo sovrasta…anche qui ci aspetta una bella ascesa alla sommità del sito! Ormai si sta facendo buio ed il cielo minaccia pioggia, così partiamo alla volta di Chinchero, dove arriviamo che è già buio e visitiamo velocemente soltanto la chiesa.
Peccato perché il paesino è molto bello ed è fuori dai circuiti turistici!
11° giorno
Oggi trascorriamo una allegra e rilassante mattinata a Cuzco, dedicandole una visita ed ammirando le innumerevoli chiese e cattedrali, i monasteri e soprattutto attraversando i suoi spettacolari vicoletti, dai quali si gode di una magnifica visuale della città intera.
Al pomeriggio andiamo a vedere Moray e le Saline di Maras: fregatura totale, 18 dollari buttati al vento, fregatura numero…boh??? Ormai non si contano più!
Quindi ritorno ad Ollantaytambo per cena e per prendere il treno (ovviamente notturno) che ci porterà ad Aguas Calientes, dove arriviamo verso le 23,30 e dove ci aspetta una bella camminata in salita per giungere all’albergo; finalmente andiamo a letto…dopotutto domani ci aspetta Machu Picchu!
12° giorno
Ed eccoci alla famosa giornata che da sola vale il viaggio!!!
Sveglia alle tre e un quarto del mattino (solo per alcuni, naturalmente!) e partenza per la scalata notturna che ci porterà al Machu Picchu e soprattutto ad essere tra i pochi che potranno salire al Wayna Picchu!
Guidati dal nostro sherpa Francesco, accompagnati da alcuni componenti di un altro gruppo e muniti di alcune torce e della cartina del luogo, partiamo con l’entusiasmo a mille verso questa meravigliosa avventura.
La salita si presenta tutt’altro che facile, anche perché non conosciamo la zona, è buio pesto, la notte è umida, ed il sentiero, che ha circa 500 metri di dislivello, è composto perlopiù da gradini…ops, anche gradoni a volte!
Dopo un’ora e mezza di cammino, vediamo che si apre sopra di noi una spettacolare volta stellata, dove si vedono nitidamente la Croce del Sud e le splendenti stelle Alfa e Beta: siamo arrivati all’ingresso del Machu Picchu, e siamo tra i primi venti!!!! Contenti di aver raggiunto questo risultato, ci vestiamo e mangiamo, godendoci la spettacolare alba che dipinge di arancione le vette innevate del Vilcabamba di fronte a noi.
Alle sei si aprono i cancelli e dopo una corsa per essere tra i primi visitatori ad accedere al Wayna Picchu, partiamo alla volta dell’impervia salita.
Devo dire che l’entusiasmo ha avuto un ruolo fondamentale in questa impresa, perché avendo saputo a priori di che cosa si trattava, non so se ci sarei andata…
La salita, tutta a gradini di pietra scivolosi, visto che il sentiero si trova all’interno di una foresta e qui siamo molto vicino all’Equatore, sarà molto impegnativa, un po’ per la ripidezza, un po’ per lo strapiombo sulla valle sottostante, un po’ per l’angustia del sentiero, ma il panorama da quassù è uno spettacolo senza pari. Abbiamo raggiunto la vetta del Wayna dopo circa due ore di cammino e vediamo Machu Picchu dall’alto! Dalla montagna dietro al sito, quella che si vede in tutte le foto, per capirci!!!
Foto di rito e quindi discesa, per me molto molto difficoltosa…non dimentichiamo che io soffro di vertigini!!!
Il resto della giornata lo trascorriamo visitando dettagliatamente ogni singola roccia di questo luogo unico al mondo, lodando la bravura e la maestria del popolo inca.
Scendiamo, sempre a piedi, ad Aguas Calientes per fare un pasto ristoratore e per fare un ultimo giro del paese. Alle 21,00 (naturalmente sempre di notte…visto che il tragitto del treno dicono essere meraviglioso…dicono) ritorno in treno a Cuzco. Alle due del mattino finalmente andiamo a letto. Stanotte sì che faremo sogni d’oro!!!
13° giorno
Il gruppo dei temerari ormai non molla: sveglia alle sette, perché vogliamo andare a vedere le feste popolari dedicate alla giornata dell’Assunzione della Vergine.
Così prendiamo un taxi ed andiamo prima a Pisac e poi, su suggerimento una signora del posto, a Coya. Qui assistiamo ad una rappresentazione, a cui partecipa l’intero paese, con balli e canti tipici, dedicati alla Vergine Maria. Partecipiamo alla Santa Messa ed alle manifestazioni che seguiranno. I costumi ed i balli sono davvero suggestivi ed elettrizzanti, ma soprattutto non sono fatti per i turisti!
Procediamo poi nel pomeriggio con la visita a due delle 4 Ruinas, anche se solo Saqsaywaman resterà nella nostra memoria, in quanto maestosa e spettacolare!
14° giorno
Ormai è giunta l’ora di lasciare questa valle incantata, così alle 9,35 del mattino partiamo verso l’aeroporto di Cuzco, dove ci attende il volo per Lima.
Verso mezzogiorno arriviamo a Lima e, per prima cosa andiamo da Selene, la referente del posto, per farci ridare i soldi del volo di Nazca che non abbiamo mai fatto!!! Missione impossibile…ma portata a termine, grazie alla mia “grazia” (anche in lingua straniera…)!!
Facciamo un ultimo giro veloce in questa città per respirare ancora un po’ di smog, perché a mezzanotte e mezza c’è il volo per Buenos Aires, che partirà non prima delle tre del mattino, costringendoci alla “dormita del clochard” in aeroporto.
15° giorno
Alle nove del mattino arriviamo a Buenos Aires.
Dopo aver preso possesso delle camere all’hotel Chile (questo almeno ha il riscaldamento!!! Infatti l’ho suggerito io, visto che c’ero già stata in passato!) andiamo in panaderia a mangiare empanadas e alfajores!
Quindi visita della città: Obelisco, Avenida 9 de Julio, San Telmo fino al Boca, con tanto di rapina!!! Quindi camminata alla Recoleta per visitare il cimitero ed i famosi mercatini artigianali ed infine cenetta a base di bife de chorizo (solo in Argentina si gusta una tal bontà!!!)!
16° giorno
Mattinata dedicata alla visita di un’altra parte della città: Plaza de Mayo, la Casa Rosada, la Cattedrale ed il viale dello shopping, il Florida, fino al quartiere del Retiro.
Alle 17,00 partiamo alla volta dell’aeroporto Ezeiza, dove una volata transoceanica ci porterà di lì a 14 ore a Roma, e quindi a Milano Linate…
Viaggio davvero faticoso, soprattutto per le difficili condizioni di vitto e alloggio. Paesaggi comunque molto belli e particolari! La gente non eccezionalmente cordiale, direi che i peruviani non sono tra i miei preferiti in Sudamerica!
*****
STAGIONE MIGLIORE: meglio andare durante l’estate, perché d’inverno può fare molto freddo, viste anche le altitudini, e non tutti hanno il riscaldamento e l’acqua calda
VACCINAZIONI: nessuna, però prestare attenzione al cibo, visto che in molti posti non viene ben conservato. Qui offrono in molti posti il pesce crudo: evitarlo categoricamente!
DOCUMENTI: passaporto valido almeno sei mesi
DIFFICOLTA’: è un viaggio che si svolge per la maggior parte ad altitudini elevate e con lunghi spostamenti su strade spesso sconnesse. Non servono i nostri medicinali, è sufficiente fare quello che suggeriscono le persone del posto per far fronte alle basse temperature ed alle alte quote: il mate de coca e masticare le foglie di coca (hanno un sapore molto amaro, ma sono efficaci).Fare attenzione a quello che si mangia, attrezzarsi bene per i trekking su sentieri mal ridotti ed organizzarsi molto bene con voli, alloggi ed escursioni prima di partire: i peruviani sono poco amichevoli e spesso anche disonesti!
