Cuba
1° giorno
Ormai sono quasi le 23,00 e finalmente, dopo quasi un giorno di viaggio ed aver lasciato la neve in Italia, abbiamo preso possesso delle nostre camere all’hotel Caribbean de La Habana.
Durante il tragitto dall’aeroporto all’hotel, che stranamente si trova in pieno centro, ci sembra che la città sia molto bella, anche se le poche luci della notte ce ne hanno sicuramente celato gli aspetti più pittoreschi e veri… che noi domani andremo a scoprire!
2° giorno
Dopo aver fatto colazione partiamo alla scoperta della città de La Habana, che già di prima mattina ci regala una giornata calda e soleggiata. A piedi ci dirigiamo verso il Malecon ed andiamo a vedere l’imponente Morro che si affaccia sul mare.
La città si mostra in tutta la sua bellezza attraverso i suoi vicoli, i monumenti dalle facciate appena dipinte, i bambini che giocano sulla strada, i venditori di sigari e di giornali, il profumo del pane appena sfornato, l’odore del cibo speziato e la musica che ovunque aleggia nell’aria, così come le risate di questa meravigliosa gente.
Approdiamo alla Plaza de la Catedral e quindi, sempre a piedi, via verso il Capitolio. Naturalmente “camminare fa fame”, perciò appena intercettiamo un mercato ci dirigiamo prontamente al suo interno per fare incetta di frutta, ma ahimè qui ci sono solo yucca, platanos, radici, ananas e mango, ma, cosa molto più importante, qui si può pagare solo con la moneta locale, il peso cubano, che noi ovviamente non abbiamo!!!
Trovata la soluzione per l’approvvigionamento e ormai sazi, prendiamo i tuc tuc locali e ci facciamo portare alla Plaza de la Revoluciòn per commemorare le gesta del Che e di Camilo, così nel tardo pomeriggio ci dirigiamo rigorosamente a piedi verso la famosa gelateria Coppelia, il cui gelato pare sia il migliore dell’isola e per il quale la gente si spara ore di fila sotto il sole cocente per assaggiarne magari una pallina di un gusto che non ti piace; eh sì, perché qui si fa la fila in base al gusto del gelato, pertanto se si sbaglia fila, si sa no…???!!
Ma il peggio è che noi turisti possiamo passare davanti a tutti: se fossimo in Italia ci avrebbero già lapidati! E peggio del peggio è che il tanto decantato gelato non sa di niente…
Continuiamo la passeggiata lungo il Malecòn, e siccome c’è un forte vento le onde che si infrangono sugli scogli fuoriescono dalla barriera ed allagano il marciapiede e la strada, portando con loro detriti di ogni sorta.
Ormai il sole sta per tramontare, così pensiamo di andare a bere un aperitivo sulla terrazza panoramica dell’Hotel Sevilla, dalla quale si gode di una meravigliosa visuale di tutta la città.
Qui iniziamo ad assaporare il primo di una lunga serie di Mohijto, accompagnati dalle note suadenti (beh, insomma, circa meno quasi…) del pianoforte che qualcuno sta tentando di domare! Hi hi hi!!!!
Dopo cena andiamo alla Casa della Musica, ma evidentemente non è la serata top, così dopo un po’ ce ne andiamo, anche perché rischiamo di restare congelati, date le temperature polari del condizionatore.
3° giorno
Oggi lasciamo La Habana e, dopo due ore di pulmino, guidato dal nostro Ricardo, arriviamo alla Cueva de los Peces, un vero cenote a cielo aperto, le cui acque limpide sono profonde all’incirca 70 metri e nelle quali ci sono molti pesci variopinti… ovviamente io non mi tuffo, perché l’ignoto mi spaventa, ma mi fido ciecamente di quello che mi dicono i miei prodi compagni!
Per fortuna la prossima tappa è la spiaggia di Punta Perdiz: mare trasparente ed acque limpidissime, palme e gazebi naturali sotto cui sdraiarsi per godersi qualche ora di relax, magari all’ombra…anche perché noi stranamente approdiamo nelle spiagge sempre verso mezzogiorno, il che non è molto indicato come orario per chi arriva dalle steppe italiane ed è abbronzato come il velo della Vergine Maria…non so se mi spiego!
Dopo aver sguazzato nelle acque fresche (brrrrrrrr….) di questo angolo di paradiso andiamo a pranzo nel ristorantino sulla spiaggia: pesce, coccodrillo e frutta a volontà!
Sazi e già un po’ ustionati riprendiamo la strada che ci porta a sud, prossima tappa Cienfuegos!
Dedichiamo una parte del pomeriggio alla visita di questa ridente cittadina, posta su una baia della costa meridionale di Cuba, conosciuta anche come La perla del Sur: la piazza rettangolare, circondata da edifici dal sapore coloniale, la posta, i negozi di generi alimentari e le immancabili pasticcerie, dove i cubani acquistano torte enormi e variopinte!
Verso l’imbrunire ripartiamo alla volta di Trinidad, non prima di aver fatto una sosta al famoso Mirador, da cui si vede tutta la baia al tramonto.
Verso le 19,00 arriviamo a destinazione e vediamo che una folla di persone festanti ci sta attendendo alla fermata del bus: ma sìììì, sono le signore che ci ospiteranno a casa loro per i prossimi due giorni!!!!
Io e la mia compagna di avventure andiamo a “vivere” dalla signora Madeleine: il posto è davvero molto bello, semplice, ma bello, la padrona di casa ed il suo timido bambino sono molto ospitali e gentili: sembra veramente di far parte della famiglia! E’ davvero molto bello poter stare a contatto con le persone del posto, anche se per poco tempo, e poter condividere con loro la quotidianità, l’allegria e la generosità che le distingue.
Ora di cena (finalmente!!!!): ci troviamo tutti in una casa particular per un pasto davvero sontuoso: la signora Rosa ci prepara il tipico brindisi con “canchanchara” (ovviamente a base di rum, miele, lime, zucchero di canna), quindi pollo, aragosta, riso, fagioli, verdure, frutta e dolci buonissimi. Il tutto su un terrazzo improvvisato sul tetto dell’abitazione.
Dopo cena andiamo a fare un giretto alla Casa della Musica, che qui per fortuna, viste anche le alte temperature, si trova all’aperto, per prendere un mojito e vedere lo spettacolo dei ballerini che si esibiscono in balli tipici, come la salsa e la trova, e si prodigano in una meravigliosa rueda accompagnati dal gruppo che suona dal vivo.
4° giorno
Oggi la signora Madeleine ci ha preparato una colazione davvero sontuosa a base di frutta fresca, succhi di frutta, biscotti e panini fatti in casa. La nostra padrona di casa è davvero molto gentile, così a malincuore la lasciamo per andare a scoprire la città…
Trinidad è davvero molto bella e si mostra con tutto il suo ancestrale bagaglio di vita coloniale, quando il commercio dello zucchero era al culmine e contribuì nel bene e nel male al suo sviluppo. Oggi è una delle città meglio conservate dei Caraibi, tant’è che l’Unesco nel 1988 l’ha inserita tra i siti Patrimonio dell’Umanità, e ci sorprende con le sue casette colorate, i suoi vicoli di pietra, i carretti trainati dagli asini ed il profumo del tabacco dei sigari che qui quasi tutti hanno in bocca!
Passeggiando tra una stradina ed un vicolo facciamo gli incontri più inusuali: il barbiere-pittore che ci invita a casa sua per mostrarci la sedia di legno del ’600 ed i suoi quadri, la venditrice di collane (che pare farà grandi affari con noi), la bambina con il pappagallino…
Ci viene proposto un fantomatico giro dei dintorni della città a cavallo… per fortuna i nostri amici cubani hanno i tempi molto diversi da nostri, così il loro subito si traduce in una buona mezz’ora e noi non riusciamo a fare questa gita…. fiuuuu! Che fortuna!! Perché pensandoci: chi cavolo sa andare a cavallo???
Il pomeriggio andiamo in spiaggia a Playa Ancòn: davvero molto bella e poco frequentata, anche perché verso sera ci regala un bellissimo tramonto sul mare!
Ora di cena: ognuno a “casa sua”, così parlando con Madeleine scopriamo che qui c’è ancora la tessera annonaria per il razionamento di cibo e beni di primo consumo (un sapone a persona ogni tre mesi, 5 uova al mese, 1 libbra di farina e di riso al mese…), che le persone vengono pagate con il peso cubano, che non vale niente, e che i pagamenti dei servizi più importanti li devono fare in peso convertibile, che vale 25 volte il cubano. Qui sull’isola tutto è gratuito: scuola, università, parrucchiera, estetista, ma nessuno può uscire da qui e quello che guadagna un medico è di gran lunga inferiore a quello che guadagna chi lavora con i turisti.
Con questi presupposti noi tutti lasciamo qualcosa alle signore che ci hanno ospitato, con la consapevolezza che qui tutto è gradito e niente è superfluo.
Serata alla casa della musica e nanna…per quello che si può dormire, vista l’afa ed il continuo canto del gallo…!!!
5° giorno
Mattina presto: prima sosta alla famosa Valle de los Ingenios, dove ci sono le sterminate piantagioni di canna da zucchero, e dove un tempo, neanche tanto remoto, lavoravano migliaia di schiavi.
Sotto un sole cocente, nonostante l’acquazzone della notte e l’ora “temprana”, andiamo a visitare la Torre Iznaga e qui assaggiamo il frutto della pura spremitura delle canne da zucchero dell’ultimo mulino idraulico ancora funzionante da allora (speriamo di non morire!!!) quindi partiamo alla volta di Santi Spiritu e poi di Ciego de Avila.
Anche qui si rispecchia l’architettura della tipica cittadina cubana, così facciamo un giretto al mercato e con 1 peso compriamo ben 25 lecca lecca, da distribuire ai bambini che incontreremo per la strada… che non tarderanno ad avvicinarsi! Ovviamente mangiamo in una specie di fast food locale e con scarsi 4 euro mangiamo e beviamo in sette!!!!!!
Dopo aver fatto la solita scorpacciata di foto ripartiamo alla volta di Camaguey.
Questa è solo una tappa di passaggio, così prendiamo possesso delle camere al nostro hotel fronte stazione, dove c’è un pullulare di strane ragazze vestite a festa e dagli sguardi languidi…che saranno mai queste qua? Non certo le orsoline in missione..
Nonostante la città non sia niente di così particolare, decidiamo di fare lo stesso un giretto prima di cena, così visitiamo il centro, la grande chiesa e la grande facciata del palazzo di fronte con l’effige del Che, aperitivo sulla terrazza del Grand Hotel a base di birre e piñacolada e quindi cena “Al Cardinale”, cioè a casa di un cubano…cena pessima, tant’è che il cibo è stato interamente regalato ai mendicanti sulla porta della casa, nonostante li avessimo avvertiti della qualità scadente. Qui c’è ancora gente che muore letteralmente di fame.
6° giorno
Durante il tragitto che da Camarguey ci porta verso Santiago notiamo come con irrompente insistenza la propaganda comunista (sigh! Qui dicono socialista) si manifesti in ritratti, dipinti e frasi dei lìder che inneggiano alla rivoluzione. I muri delle scuole, i cippi stradali, i cartelli pubblicitari, le facciate delle case, ecc. Revoluciòn, hasta la victoria siempre, los 5 volveran…
Facciamo una sosta a Bayamo, una cittadina molto carina, dove con la modica cifra di 1 peso convertible (circa 80 centesimi di euro!!!!) mangiamo un doppio hamburger e una lattina di Tu-cola, la cugina povera, molto povera, della Coca Cola.
Ripartiamo alla volta di Santiago attraverso un meraviglioso paesaggio ricco di palmeti dalle varie forme, alberi da frutto, piantagioni di canna da zucchero, e tanto tanto verde e tanti tanti fiori colorati. Attraversiamo piccoli paesini o agglomerati di case in mezzo a questo verde e notiamo che qui non ci sono auto, ma solo biciclette, carretti e gente che va ovunque a piedi, a volte anche per chilometri. Di tanto in tanto passa qualche autocarro adibito a trasporto di persone e cose.
Ci fermiamo a visitare il santuario della Virgen del Cobre, dove veniamo letteralmente assaliti da una masnada di ragazzini, che ci chiedono insistentemente saponi e magliette: anche qui lasciamo tutto quello che possiamo!
In serata arriviamo all’hotel di Santiago: davvero molto carino, con tanto di piscina, giardino e bar dove ci vengono offerti gli aperitivi di benvenuto! Anche questo è un must per noi, dopo la spiaggia a mezzogiorno, ecco arrivare il cuba libre a stomaco vuoto!!!! Ma chi c’ammazza ormai!!!???
Lasciamo il bagagliame e via alla scoperta della città, che a prima vista sembra un insieme di Unione Sovietica al culmine del comunismo e di Rio de Janeiro durante il carnevale!
Passiamo dalla grande piazza de la Revoluciòn, al cui centro padroneggia un’enorme statua contornata da giganteschi pali zigzaganti, che commemorano le imprese dei rivoluzionari contro la dittatura di Batista ed arriviamo in serata giusto per farci un aperitivo ( ma va??? Ma no??? Che strano???) sul terrazzo dell’Hotel Casa Grande, proprio in centro di fronte alla facciata della Cattedrale. Passeggiamo nei vicoli caratterizzati da banchetti di venditori di ogni genere di prodotto artigianale e nelle strade piene di negozietti e di librerie, che vendono a modico prezzo libri usati ed introvabili sulla storia di Cuba e dei suoi eroi, una sorta di banco dei pegni.
Il nostro Ricardo ci porterà a cena in una casa privata, dove si mangerà da Dio: gamberi, pescado, pollo, verdura, riso, fagioli ed il tipico dolce (ormai non lo dico più…avete capito, no, che il menu è sempre lo stesso!!!???).
Dopo cena alcuni cedono al sonno, mentre noi pochi temerari decidiamo di affrontare la noche santiagueira, anche perché oggi è giovedì grasso… eh! Non si può mica andare a letto alle 21,00!
Andiamo a piedi nella piazza centrale, dove tra l’altro, è in pieno svolgimento il saggio di fine anno di alcune scuole di danza e di gruppi folcloristici: lo spettacolo è meraviglioso, i ballerini e le ballerine sono entusiasmanti, così come la musica, i costumi variopinti e l’atmosfera… tant’è che alla fine dell’esibizione sul palco ne comincia una per le strade della città…e noi ne veniamo coinvolti, letteralmente risucchiati nel vortice del ballo da una ballerina e dai percussionisti del gruppo; c’è chi dispensa Rum ed altro…uhm ehm tutti veniamo attratti da questa bolgia infernale e dal turbinio di balli caraibici! Ormai sembriamo indemoniati…beh ma è la notte di Carnevale!!!!!
Dopo un paio d’ore ci stacchiamo dal gruppo e andiamo a finire la serata alla Casa della Trova, e qui ovviamente, chi cerca trova….
7° giorno
Con l’euforia ed il ricordo dell’indimenticabile serata andiamo a fare colazione e partiamo per la visita ai dintorni di Santiago: il maestoso Cimitero Monumentale di Santa Ifigenia, dove si possono vedere le tombe di Bacardi, quello del rum, e quello che, come dice qualcuno, “ha fatto un gran bene all’umanità”, la tomba di Compay Segundo, il cantastorie dell’isola, quelle di numerosi rivoluzionari e quella di Josè Martì, dove assistiamo anche al pittoresco e “socialista” cambio della guardia.
Non manca la visita al mitico Quartel Moncada, dove ebbe inizio la rivoluzione e dove sono ancora visibili i segni lasciati dalle mitragliatrici sulla facciata principale della caserma. Visitiamo il museo e vediamo tutti quei reperti che hanno fatto parte della recente storia rivoluzionaria cubana, dalle armi, alle uniformi, agli strumenti di tortura.
Dopo una visita anche al famoso e maestoso Castillo di Santiago, che sovrasta l’intera baia, andiamo a riposare alcune ore alla Playa Siboney, dove ovviamente beviamo, mangiamo bocaditos e frutta fresca e facciamo il bagno nelle calde acque di questo meraviglioso mare.
Nel tardo pomeriggio continua la nostra visita alla scoperta della città, che con le sue chiese, i suoi monumenti, l’imponente cattedrale e le sue innumerevoli piazze e strade continua a regalarci infinite emozioni, grazie anche all’atmosfera che qui si respira: persone festanti ballano su una piazza, dove, nello stesso tempo, pare si stia svolgendo un torneo di scacchi; bambini che giocano a baseball accanto ad improvvisate guide.
Dopo essere stati intossicati con una sparata potentissima di insetticida (mah…) andiamo a mangiare del buon pesce in un ristorantino molto “in” in centro e dopo un giretto in città ce ne torniamo all’hotel prendendo chi un taxi (o presunto tale…) chi, ancora più temerario, il sidecar.
8° giorno
Colazione e partenza con destinazione Baracoa; dopo circa un’ora e mezza di strada ci fermiamo a Guantanamo, famosa per la base militare e la galera americane, ma che ovviamente sono off-limits, così ci dedichiamo ad una veloce visita della cittadina, che tra l’altro è davvero molto graziosa. Oggi è sabato, così anche se siamo di prima mattina, c’è un gran fermento in strada: famigliole che vanno in chiesa, animazione in piazza per i bambini, molti giovani che chiacchierano all’aperto, le solite ormai classiche persone con la mega-torta o con il gelato in mano e tutti sempre ordinatamente a fare la fila… qui si fa per qualsiasi cosa!!! Anche per andare al bagno!!! Sigh!
Ormai è quasi mezzogiorno, e che cosa ci piace tanto fare a mezzogiorno…????? Ma ovviamente andare in spiaggia, a completare l’opera di ustionamento iniziata ormai già da alcuni giorni!!!!!
Il posto è molto selvaggio e c’è anche parecchio vento, perciò anche il mare è impraticabile, così… cosa facciamo…???? Andiamo a mangiare!!!! E cosa mangiamo sotto il sole??? Pane, formaggio (bello sudato e grasso), birra e cioccolata!!!!
Ripartiamo ed attraverso la sierra ricca di vegetazione, di palmeti, alberi di cocco, mango, cacao e caffè, agavi e fiori dalle infinite tonalità del verde giungiamo nel tardo pomeriggio a Baracoa.
Qui ci sembra che il turismo sia quasi inesistente e che il territorio sia più selvaggio e le persone siano più veri che altrove!
Anche qui ci attende il solito drappello di persone, così cerchiamo di adocchiare quella che ci sembra più simpatica e la seguiamo a casa! Stavolta capitiamo in una bella casa dove vivono un medico con il marito ingegnere esperto in cocktails, la sorella maestra e la figlia Beatriz…la pianista sull’oceano!!! Questi se la passano bene, anche perché presi singolarmente hanno una stazza lorda pari a quella del Titanic!!!!
Ah, dimenticavo la nonna, la siura Jolanda, che ci ha accolte come il figliol prodigo e poi non si è fatta più vedere per due giorni…dopo averci promesso mari e monti!!! Nel giro di un’ora in quel salotto è un continuo andirivieni di persone, ed a momenti ci sembra di essere finiti in una sit-com americana!!
Finalmente ci liberiamo ed andiamo a fare una passeggiata nel pueblo, così scopriamo che la gente è in fermento perché stasera si festeggia San Valentino, la noche del amor, che qui pare sia molto sentita, così si stanno organizzando feste, porchetta e rum all’aperto!
Uscendo dalla strada maestra ed imboccando un vicolo incontriamo una meravigliosa bambina dal sorriso che non dimenticherò mai, la piccola Susana, così parliamo un attimo con lei, le chiediamo il permesso per fotografarla e lei ci racconta della sua famiglia, della festa che sta per iniziare e del desiderio che ha di crescere per ballare e di venire con noi al mare! Purtroppo non possiamo portarla, ma le promettiamo che all’indomani sera andremo a trovarla!
Così, dopo aver visto la baracca distrutta dall’uragano dove vive ed aver conosciuto il fratellino e la nonna, torniamo nelle nostre case, con un immenso senso di ingiustizia!
Questa bambina ci ha lasciato davvero un segno indelebile nel cuore!
Ceniamo ognuno a casa propria e dopo tutti a fare quattro salti alla casa della trova, dove si esibisce un gruppo che suona musica cubana dal vivo!!!
9° giorno
“Feliz dìa del amor” “Mil cariños por el dìa del amor”…così al mattino tutti ci baciano e ci fanno mille auguri!!! Tutti, ma proprio tutti, eh…
Il cielo non promette niente di buono, infatti ci aspetta una giornata all’aria aperta per visitare il parco naturale di El Yunque: una riserva ricchissima di vegetazione e soprattutto di piante di cacao.
Incontrata la nostra guida, Juan, ci incamminiamo attraverso fitti sentieri, saliscendi, guadi ed impervie salite fino a raggiungere una cascata, dove alcuni temerari faranno il bagno; qui c’è chi si è esibito in tuffi tipo trampolino olimpico, chi si è casualmente abbarbicato alle rocce sotto alla cascata tipo sirenetto della settimana stile Novella 2000 anni ’80, chi si aggirava tra le torbide acque in stile Anita Hayworth (non faccio nomi), ecc.ecc.
Per fortuna sulla strada del ritorno c’è la casetta di marzapane… ehm, no, questa è un’altra storia, c’è la casa dove ci viene offerta la cioccolata calda e ci si presenta l’opportunità di utilizzare il bagno campesino…qui non mi prodigo in particolari, che è meglio!!!
Purtroppo inizia a piovigginare, così, essendo mezzogiorno (o poco dopo) andiamo alla spiaggia Maguana… giusto per rispettare le tradizioni! La spiaggia sarebbe davvero molto bella, ma purtroppo il tempo è inclemente, così dopo esserci “congelati” torniamo a Baracoa.
Meglio così, anche perché alcuni di noi hanno un appuntamento a cui non possono mancare: dopo aver dato fondo alle valigie alcuni di noi andiamo dalla nostra piccola amica, che ci attende impaziente e ci sfodera uno dei suoi sorrisi! Ci invita ad entrare e ci fa conoscere anche sua mamma Karina, così dopo aver scambiato alcune parole ed aver inteso che le poche gallette sul tavolo costituivano la cena della famiglia, chiediamo se possiamo portare Susana a fare un giretto in centro con noi ed acquistiamo qualcosa da mangiare e da ber per i nostri nuovi amici. Ci scambiamo gli indirizzi, con la promessa che proveremo ad inviare qualcosa per questa meravigliosa gente, che non chiede niente più del necessario per una sopravvivenza spesso difficile. A malincuore lasciamo queste persone, nella speranza di poterle un giorno davvero rincontrare, magari in condizioni più umane!
Ancora addolorati per quanto abbiamo visto raggiungiamo gli altri ed andiamo a cena “Al Colonial”, dove assaggeremo lo squalo. Dopodiché andiamo a vedere un bellissimo spettacolo di danze e canti sul terrazzo di un locale, dove si festeggia San Valentino. Le strade e le piazze sono illuminate a giorno ed una folla festante le inonda con travolgente allegria!!! E’ proprio curioso come sia sentita una festa che da noi ha solamente un valore commerciale! Queste persone riescono a dare valore alle cose più semplici e scontate, ma ci rendiamo conto che ci piace così…
10° giorno
Oggi giornatona di trasferimento da Baracoa a Guardalavaca: ci aspettano ben sette ore di strade sterrate, fangose, dismesse e piene di buchi, dove la velocità media è pari a 20/30 km/orari!!!! Aiutooooo!
Nonostante l’alzataccia mattutina, arriviamo a destino nel primo pomeriggio, non dopo aver sbagliato albergo almeno un paio di volte, e ci godiamo il meritato riposo del guerriero!… anche perché, vista la vastità del resort dobbiamo scorrazzarci per km e km le valigie tra i vialetti (tutti uguali…sigh) del villaggio.
Finalmente costume, sole, spiaggia bianchissima, acqua verde smeraldo, palme e … ma è un sogno??? Noooo, tutto verissimo! Mancava solo un gelatino e la solita dose, anzi no oggi è senza limite, di mohijto o di piñacolada … quella che grazie all’abbondante ghiaccio domani metterà a dura prova tutta la truppa “alla ricerca del bagno perduto”!
Passeggiatina al tramonto alla scoperta del porticciolo e quindi la classica tipica solita serata del villaggio con balletti e spettacoli… eh vabbé!!! per una sera ci può stare… una eh però!!!
11° giorno
Nonostante la buona volontà a puntare la sveglia al mattino presto per goderci la giornata al mare… ahimè la sorte ci è avversa: pioviggina e fa freschino! Sigh!
Così, visto che siamo tutti un po’ diroccati e devastati dalla sera prima, decidiamo di anticipare la partenza verso Moron, anche perché si parla di altre buone sette ore di pullman…intervallate da numerose e movimentate soste…hi hi hi!!!
In serata finalmente il cielo si apre e ci regala un suggestivo tramonto sulle piantagioni di canna da zucchero, dove ci sembra di vedere il Che che lavora… no eh? Allucinazioni da disidratazione o da fame!!! In serata arriviamo a Moron e prendiamo possesso delle nostre camere (un po’ fatiscenti stavolta), quindi passeggiatina in centro, dove?? in centro?? ehila che vita??? ci siamo solo noi in giro… quindi serata soft a base di chiacchiere!
12° giorno
Per fortuna oggi splende il sole, così felici e “cantanti” ci avviamo verso Cayo Coco, un meraviglioso atollo al largo della costa nord orientale di Cuba; la strada per raggiungerlo è davvero molto suggestiva, poiché “galleggia” sul mare cristallino abitato da lussureggianti mangrovie.
Passiamo attraverso Cayo Guillermo ed avvistiamo il piccolo porticciolo e quindi raggiungiamo la nostra agognata e sognata meta: la spiaggia bianca ed impalpabile, la natura rigogliosa, il mare blu e… tanto tanto vento!!!!
Alla fine riusciamo a trovare un fazzoletto di spiaggia dietro una duna, così proviamo a stenderci ma… sole a “gagganella” e ricci a bizzeffe!!!! Per fortuna ci salviamo con un luculliano pranzetto a base di aragosta e gamberi!!! Indimenticabile!
Con la panza bella piena partiamo verso Remedios, dove giungiamo in serata, e dove ci attende il solito drappello di gente.
E’ d’obbligo il giretto del pueblo per segnare il territorio; qui, camminando attraverso le stradine della città incontriamo bambini che giocano a baseball o con i tanti cani liberi per le strade, i vecchietti che giocano a scacchi o a carte e facciamo l’incontro che vale il viaggio: una signora di 91 anni, che ha vissuto la storia di Cuba, ci invita in casa sua e ci mostra le foto dei vari figli e dei tanti nipoti, alcuni sono rimasti sull’isola, altri hanno tentato la sorte verso la Florida.
Prima di cena ci facciamo una delle ultime Bucanero fresche (la birra più buona di Cuba) in un bel locale situato nella piazza centrale del paesino.
Il nostro padrone di casa ci accoglie con un bel piatto dove sono stese quattro aragoste, che non aspettano altro che di essere divorate! Non dimentichiamo la zuppa di pescado fresco ed il dolce di guaiaba!!! Che spettacolo!!!
13° giorno
Oggi ci sveglia il canto del gallo (quando non è il maiale, o qualche altro animale…) così ci alziamo, pronti per goderci l’ultimo giorno di mare… e di vacanza!!!! Sigh sigh!!!
Proviamo a raggiungere la spiaggia selvaggia di Cayo Santa Maria, ma, nonostante il luogo abbia un fascino ed una bellezza da togliere il fiato, siamo costretti a tornarcene da dove siamo arrivati visto il forte vento ed il freddo. Questa spiaggia è davvero il simbolo dei Caraibi: sabbia impalpabile, distese di palmeti, mare azzurro e cielo blu. Un sogno!
Riposti i costumi in saccoccia, ci dirigiamo verso Santa Clara, dove possiamo ricordare le azioni del Che, dall’assalto al tren blindado all’ingresso vittorioso nella città, che gli ha regalato un suggestivo museo ed un emozionante mausoleo, dove sono custodite le sue spoglie.
Ripercorriamo con la mente quelle coraggiose gesta e con un pizzico di nostalgia volgiamo un pensiero al passato, neanche troppo lontano… cosa direbbe adesso il Che di fronte a questa situazione, dopo aver tanto lottato per la parità ed i diritti dei più deboli… hasta la victoria siempre! Ma quale vittoria poi…?
Visita della città e dei suoi vicoli, delle sue case del tabacco e del caffè, per finire a bere un aperitivo sul terrazzo del nostro hotel, da cui si gode di una meravigliosa visuale dell’intera Santa Clara.
14° giorno
Dopo aver visitato per un’ultima volta la città partiamo verso La Habana, dove giungiamo giusto in tempo per mangiare un’ultima volta il pollo prima di prendere l’aereo che ci porterà a casa…Salutiamo Ricardo, che mi regala il famoso CD dei Charanga Habanera, che ci ha accompagnati durante questo viaggio.
E quindi, come sempre, lungo e triste ritorno a casa…
Racconto di viaggio…per chi c’era!
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STAGIONE MIGLIORE: il nostro inverno, perché le temperature sono miti e non c’è la stagione delle piogge e degli uragani. In questi ultimi anni però anche a Cuba non ci sono più le stagioni di una volta.
VACCINAZIONI: non servono, però meglio stare attenti all’igiene se si va a vivere nelle case particular o negli alberghetti dove alloggiano i cubani.
DOCUMENTI: passaporto valido almeno sei mesi.
DIFFICOLTA’: nessuna. Avere, come sempre quando si è viaggiatori e non turisti, rispetto delle usanze del luogo. Trattandosi di un Paese povero non pretendere le comodità di casa. Se possibile, lasciare penne e carta ai bambini o nelle scuole, e vestiario e medicinali alle persone che vi ospitano: non dimentichiamoci che c’è ancora l’embargo.
Per chi volesse inviare pacchi a Cuba sappia che arrivano a destino solo se non devono passare la dogana, cioè facendo una raccomandata internazionale fino a kg.2 di peso. Costa un po’ ma almeno non viene intercettata e rubata.
