Bruce Springsteen Wrecking Ball Tour 2012

11 luglio 2012: va in scena l’evento degli eventi, ovvero l’esibizione di “The Boss”, al secolo Bruce Frederick Joseph Springsteen da Freehold (New Jersey), che con il suo proverbiale carisma incanta oltre  trentamila spettatori giunti al  Nereo Rocco da tutta Europa.

Ancora una volta The Boss non si risparmia e regala uno show di  tre ore e mezza senza pause, esibendosi sul palco di Trieste in mirabolanti assolo di chitarra, accompagnato dalla ormai storica E street band (orfana dello scomparso Clarence Clemons, magistralmente sostituito dal nipote Jake e da un gruppo di percussionisti di tutto rispetto), scatenando il delirio tra i fans che hanno sfidato dalle prime ore del mattino perfino le avverse previsioni meteo. Era prevista pioggia incessante, ma il cielo poco prima dello show si è miracolosamente aperto regalando una suggestiva volta stellata ed una luna ammiccante, che hanno accompagnato un unico incessante scroscio: quello delle mani degli instancabili fans!

Il Wrecking Ball Tour si apre con un omaggio al genio di Sergio Leone e di Ennio Morricone, così sulle celeberrime note di C’era una volta in America il pubblico in visibilio accoglie ed acclama Bruce che sale sul palco. Da qui in poi la conferma che l’unico ed il solo Boss è e resta ancora lui, con i suoi abbondanti sessant’anni di età ed oltre quaranta di carriera. Dopo i saluti di rito è subito “One, two, three” e parte la coinvolgente Badlands, seguita da No surrender e di nuovo tutta d’un fiato We take care of our own e poi subito Wrecking Ball, e così di brano in brano si ripercorre l’indiscussa carriera del rocker americano. Sulle note di My city of ruins Bruce presenta uno ad uno tutti i preziosi elementi che lo accompagnano sul palco, senza dimenticare un commovente tributo a Clarence Clemon e a Danny Federici. “Can you feel the spirit now?” chiede al pubblico e, accompagnata da un incessante applauso, parte una inedita versione di Spirit in the night.

Il “menestrello rock” con le sue canzoni racconta l’America vera, quella dell’american dream, che adesso tenta la difficile rinascita dopo la catastrofica crisi che ha messo in ginocchio il ceto dei lavoratori, che in essa avevano tanto creduto.

Il concerto parzialmente riflette la consapevolezza delle difficoltà e del declino della società americana (e non solo), raccontate sulle note di Death to my Hometown o di Shackled and drawn (solo per citarne un paio), ma ha un crescendo di ottimismo, che Springsteen non nasconde dando voce all’anima dell’America che con lui canta di promesse e di libertà ovunque sventoli la bandiera e ancora di come “tutti insieme ce la facciamo”. E’ lui l’interprete dello stato sociale, che con arditi giochi di parole, che spesso lasciano il dubbio sul reale significato del testo, canta di rabbia e di disperazione, di disoccupazione, di carcere e di pena di morte, lui che solo quattro anni fa credeva ancora nel rinnovamento del sogno. Working on a dream ora sembra più lontano che mai, ma The Boss è pronto a ricordarcelo ed a crederci di nuovo magari Waiting on a sunny day.
Dopo un’esaltante susseguirsi di canzoni adrenaliniche che hanno letteralmente trascinato il pubblico al delirio, una tra tutte Murder Incorporated (chicca inaspettata), è il momento di cambiare atmosfera ed un brivido percorre la schiena quando The Boss intona con la sua armonica a bocca la malinconica e meravigliosa The River.

L’entusiasmo si riaccende con i cori di Because the night e di The Rising, e ancora di We are alive, e sul palco è il trionfo della musica, quella vera che fa emozionare e rabbrividire: trombe, tamburi, fisarmonica e l’adrenalina allo stato puro esplode sulle immancabili note di Born in the USA. A seguire in una sequenza da brivido Born to run, Seven nights to rock e Dancing in the Dark, solo per citarne alcune.

Il gran finale è a luci accese. Tenth Avenue Freeze-Out è un ultimo tributo a Big Man e su “When the change was made uptown, and the Big Man joined the band…” sul maxischermo scorrono le immagini di repertorio del Boss e del suo grande amico, si ferma la musica, cala un silenzio spettrale, il Boss, stanco ed emozionato, volge il microfono al pubblico, che esplode in un applauso infinito, e applaude e continua ad applaudire, riprende la musica, il Boss si rinfresca, si abbandona a terra sfinito, ma si rialza e volgendo un enorme abbraccio al pubblico saluta con un “Vi amo, vi amo, vi amo” da brivido… il pubblico estasiato acclama e ringrazia!

Solo, sempre e comunque grande spettacolo! E’ sempre lui l’uomo che riesce ancora a catalizzare l’attenzione e l’interesse del pubblico  grazie alla sua presenza scenica ed alla imprevedibile performance, senza fare uso e abuso di effetti speciali o di palchi faraonici.

Un’emozione senza fine ed ancora una volta la dimostrazione che  è ancora lui l’unico ed inimitabile Boss … grazie Bruce! God save The Boss!!!!!

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