Azzano Vintage: che spettacolo!

Azzano VintageAncora una volta un passo indietro nei tempi, e che tempi!!! I mitici ed indimenticabili Fifties!!!

Azzano Decimo è stata invasa da nostalgici ed amanti di tutto quello che ricorda i favolosi anni Cinquanta americani, così in una bellissima giornata di quasi estate decine di auto americane tirate a lucido, centinaia di persone perlopiù agghindate con vestiti d’epoca, svariate bancarelle e gruppi musicali a tema hanno riportato alla luce ricordi ormai arrugginiti.

Azzano Vintage

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Una giornata davvero da ricordare… e soprattutto da ripetere!!!!

The boss is back part.2 – 03/06/13 Stadio S. Siro Milano

The BossOrmai non ci sono più parole per descrivere i concerti di Bruce Springsteen, perchè tutto è stato detto e tutto è stato scritto su quello che io definisco un grande poeta che riesce a mettere in musica parole, pensieri ed avvenimenti che hanno segnato la storia della sua America e spesso anche della nostra vita.

Stasera la favola si ripete: in uno stadio San Siro gremito all’inverosimile, chi dice cinquantamila chi ottantamila, ancora una volta LUI, the Boss, alle ore 20,10 circa fa il suo ingresso trionfale con l’inseparabile E Street Band sull’imponente palco  accompagnato dalle note di C’era una volta il West di  Ennio Morricone. Dagli spalti si ode un boato, tutti in piedi e subito prende forma una spettacolare coreografia fatta di bandierine colorate ed un sentito “Our love is real”, che riesce ad ammutolire e a commuovere perfino lui, ormai abituato alle platee di tutto il mondo. Cosa si inventerà questa volta il boss per meravigliarci ancora? Detto fatto: “Grazie mille Milano, ti amo San Siro, ti amo Milano, ti amo Italia” e poi vai… one, two, three, four…ed è festa!!!! Sulle note di “Land of hope and dreams” si apre forse uno dei concerti più belli ed emozionanti che il Boss ci abbia regalato in questi anni. Con il solito carisma e le straordinarie doti da intrattenitore ed improvvisatore riesce subito a coinvolgere il pubblico in canti e balli. Noi ripaghiamo con interminabili coreografie di mani e cori, che in più di un’occasione Bruce si ferma ad ammirare.

In un crescendo di intensità da metà serata (e siamo solo all’inizio) parte subito “My love will not let you down”.

Poi subito giù dal palco a cercare divertito tra i cartelli “di richiesta” e così, dopo averne presi in quantità indefinita, vai di “Out in the street” e “American land”, che trasforma lo stadio in un’enorme balera dal favoloso sapore country. Guarda un cartello, guarda la band, il ghigno è malandrino ed ecco che parte “Long Tally Sally”: il delirio è totale!

E’ il momento di “Loose ends” e poi tutte d’un fiato “Wrecking ball”, “Death to my hometown”, “Atlantic city” e “The river”. Un’emozione dopo l’altra. Una per tutte: con un “sshhh” riesce a zittire lo stadio, e poi di nuovo ad incalzare i cori ed i canti. Solo lui lo può fare!

A questo punto accade quello che non ti aspetti, perchè ormai pensi che ha già dato tutto e che di più non si può fare, invece lui ricorda il suo primo concerto a Milano nel 1985 in occasione dell’uscita di Born in the USA e così arriva il regalo: “Questa sera suoneremo tutte le canzoni di Born in the USA”!!! Scelta alquanto azzardata per i più, ma azzecatissima per il suo pubblico che lo ringrazia con un boato assordante ed è così che incalza il solito “one, two, three” e via di basso e batteria! “Born in the USA”… e mani al cielo!

Si continua senza prendere fiato con “Shackled and Drawn” e l’intramontabile e provvidenziale “Waitin’ on a sunny day”, per poi tornare alle melodie ritmate di “The Rising” e scaldare le ugole per ripartire con la grande festa di canti e salti di “Badlands” e “Hungry Heart”.

A questo punto si spengono le luci sul palco e tutto sembra finito, anche perchè sono comunque passate circa tre ore dall’inizio del concerto, ma a gran voce tutto lo stadio chiama “Bruce, Bruce, Bruce…” e così tutto si riaccende e parte una delicata versione acustica di “This land is your land” che continua ininterrottamente nella graffiante “We are alive”. Con le prime note di “Born to run” lo stadio trema e tutti  a gran voce, per chi ce l’ha ancora, accompagnamo il Boss nei suoi infiniti ritornelli. L’emozione ormai è alle stelle, si accendono i fari dello stadio, così dal palco il Boss e la sua band possono godersi l’immenso effetto onda che danno le nostre mani al cielo e con un “Ti amo San Siro, ti amo Milano, ti amo Italia” partono le fantastiche note di “Tenth avenue freeze out”, la presentazione dei membri della band e l’immancabile tributo al grande Clarence Clemons. Bruce ne ha ancora di energia, così con un balzo sale sul pianoforte e incita il pubblico a cantare ancora fingendo di non sentire i cori, quindi scende e “one, two” vai di fiati e parte la canzone!

Non poteva mancare il grande finale con un San Siro trasformato in un’enorme balera, con il pubblico in visibilio che, magistralmente diretto da Bruce stesso, canta, balla e acclama sulle note di “Twist and shout” e di “Shout Bamalama”. Ormai siamo ai saluti, agli inchini, la band lascia il palco, ma noi non ci stiamo, acclamiamo a squarciagola, chiediamo un ultimo brano, vorremmo che questa magica notte non finisse mai.

E lui dopo alcuni minuti Bruce riappare con chitarra e armonica, ringrazia e regala l’ultima grande emozione della serata “Thunder Road”. Brivido. Grazie Bruce. Sei sempre il più grande!

Ai più potrà sembrare eccessivo questo racconto, ma solo chi c’era può capire. Questo vuole solo essere un piccolo tributo ed una raccolta dei video più rapprensentativi della serata, aspettando che il Boss torni tra noi.

Un grazie di cuore a tutti quelli che hanno registrato le immagini che ho postato sul blog!

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